Da un lato c’è la Formula 1, che per motivi contrattuali, qualche milione di buoni motivi in arrivo dal Bahrein che ospiterà le due sessioni ufficiali di febbraio, non ha assegnato la dignità di «test» a questa settimana di prove a Barcellona, derubricati a «shakedown», semplici giri di installazione. Dall’altra l’ansia da prestazione dei team, chi più chi meno in preda al timore di fare figuracce all’alba della nuova era, al punto da imporre, oltre alle porte chiuse, anche l’oscuramento del cronometraggio ufficiale, che per errore è rimasto acceso fino all’ora di pranzo. Così il primo giorno della nuova F1, con le monoposto 2026 «rivoluzionate come mai era accaduto prima» tra aerodinamica mobile, potenza elettrica che pareggia quella termica, modalità sorpasso e modalità «boost», beh, è stato surreale, come se lo sport più tecnologico del mondo pensasse di vivere ancora all’età della pietra e non al tempo dei social. Sottovalutando clamorosamente l’interesse degli appassionati, dopo aver fatto giustamente di tutto negli anni per alimentarlo. Tra immagini rubate, sussurri e spifferi, a fine giornata dal Circuit de Catalunya è comunque uscita una classifica. Vale poco, nulla in questa fase, ma la più veloce è stata la Red Bull: Isack Hadjar ha realizzato un 1’18”159, davanti alla Mercedes di George Russell (1’18”696). Una buona partenza per Laurent Mekies, che aveva messo le mani avanti: «Dovremo moderare le aspettative per la prima parte di stagione – così il team principal Red Bull -, a volte faremo fatica a far uscire l’auto dal garage. Pensare di poter raggiungere immediatamente il massimo livello sarebbe ingenuo e folle, Verstappen lo capisce perfettamente, ma non significa che non avremo l’ambizione di diventare i numeri 1».