"Nonno Antonio ci ha insegnato il valore della pace.

L'unione e la condivisione anche solo di un piccolo tozzo di pane con chi è meno fortunato.

Lui che ha conosciuto fame, orrore, dolore e morte, ci ha insegnato vita e speranza". A parlare è Giuseppe Ciociola, uno dei nipoti di Antonio Festa, nato ad Orta Nova (Foggia) l'11 novembre del 1909 e deceduto nel 1995 all'età di 85 anni, deportato ed internato dai nazisti dopo l'armistizio, dal 1943 al 1945. L'altro nipote, Mario, ricorda i racconti che sua madre, all'epoca bambina, riferiva del padre. Insieme ad un altro cittadino della provincia di Foggia, domani, in occasione della Giornata della Memoria delle vittime dell'olocausto, Antonio Festa sarà insignito della medaglia d'onore conferita dal presidente della Repubblica che sarà ritirata dalla figlia e dai nipoti durante una cerimonia pubblica che si svolgerà nella Prefettura del capoluogo dauno.

"Anche in prigionia papà ha sempre aiutato gli altri, - racconta la figlia 88enne Savina Festa - è stato vicino a chi era disperato, a chi non ce la faceva. Ha conosciuto l'orrore della guerra e la sofferenza, la fame e si è salvato perché i militari tedeschi gli dicevano che era un bravo lavoratore".