L’outsider, lo scricciolo capace di tutto, un mix di talento e fortuna: in un libro, le fantastiche storie della regina del New Yorker
di Laura Piccinini
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Quando hanno chiesto a Susan Orlean, giornalista con carriera da sballo in giornali come il Village Voice, Rolling Stone e New Yorker, di intervistare per la copertina di Esquire l’allora attore prodigio Macaulay Culkin, lei propose “che sarebbe stato più interessante un decenne qualunque, un ragazzino vero che non mi avrebbe dato risposte loffie controllate dal suo team”. Avuto l’ok dal direttore, ne stalkerò uno qualunque per settimane mentre in copertina usciva sfacciatamente il suo doppio famoso. Fu un successone, come il reportage sui ladri di orchidee – diventato un libro – che ha ispirato l’omonimo film di Spike Jonze, dove lei era interpretata da Meryl Streep, mentre quello sulle surfiste di Maui diventò Blue Crush, diretto da John Stockwell. Tutto quello che scrive è cinematico, fino alle recenti serie tv per Netflix, vedi How To with John Wilson. Ogni anticipo per i suoi libri è lievitato, tipo quello sui Saturday Night (Simon & Schuster, 2011), reportage sui sabati più strani d’America, dai party esclusivi alle notti in prigione o in una base nucleare. “Per capire se i miei testi avevano ritmo rileggevo a voce alta, come gli audiolibri che oggi divoro guidando”. Ha raccontato tutto in Joyride (Avid Reader Press), memoir a modo suo che somiglia a una gita nelle vite degli altri tra eccessi e rituali – incluso farsi cauterizzare il naso da sniffatrice di cocaina – “ma solo per socializzare e scriverne”.






