Riconoscersi allo specchio dopo una grande ustione è uno degli aspetti più dolorosi per un paziente. Tra coloro che dovranno affrontare questo percorso ci sono anche i feriti dell’incendio di Crans-Montana, che ha coinvolto soprattutto giovani: molti di loro hanno riportato ustioni al volto e al cuoio capelluto e dovranno lavorare a lungo sull’immagine di sé.
La fase acuta: salvare la vita e ricostruire i tessuti
Nei grandi ustionati il percorso inizia dall’emergenza. La rapidità dei soccorsi e l’invio in un centro grandi ustionati sono determinanti per la sopravvivenza. “La centralizzazione precoce è il primo fattore che incide sulla prognosi”, spiega Massimo Navissano, direttore della Chirurgia plastica e ricostruttiva del CTO di Torino. Una volta arrivati in un centro specializzato, i pazienti vengono presi in carico dagli anestesisti rianimatori; solo dopo la stabilizzazione delle funzioni vitali può iniziare la fase chirurgica. Gli interventi iniziali hanno un obiettivo funzionale: rimuovere il tessuto necrotico e ripristinare rapidamente una copertura cutanea.
“La cute ha un ruolo vitale – sottolinea Navissano – protegge dalle infezioni, limita la perdita di liquidi e riduce il dolore dovuto all’esposizione delle terminazioni nervose”. Per questo, nelle prime fasi si utilizza spesso cute di banca da donatore, una soluzione temporanea ma indispensabile, soprattutto quando il paziente non dispone di superfici sane sufficienti per un autotrapianto immediato.








