Al centro del dibattito geopolitico c’è una mappa che circola nei think tank americani, prodotta dalla Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD): «Possible Targets in Iran: Regime Infrastructure». In cima alla lista, Teheran stessa: la residenza ufficiale del Leader Supremo Ali Khamenei (Beyt-e Rahbari), il mausoleo di Ruhollah Khomeini (simbolo ideologico intoccabile), il Ministero della Difesa e il quartier generale delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) a Thar-Allah, responsabile della sicurezza interna e della repressione delle proteste. Più a nord, il quartier generale Khatam-al Anbiya, il braccio ingegneristico e contrattuale dell’IRGC, e la sede del Ministero dell’Intelligence. Spostandosi verso sud, il cuore economico: le raffinerie petrolifere. Abadan, la più grande del Paese, produce 17 milioni di litri di benzina al giorno e copre gran parte del fabbisogno domestico; Esfahan, la seconda per capacità; Bandar Abbas, che genera il 35% della benzina consumata internamente; ShahrzadArak e Tehran Oil Refinery. Poi i porti e i terminali: Kharg Oil Terminal, principale hub per l’export di greggio con capacità di stoccaggio oltre 20 milioni di barili; il porto di Shahid Rajaei, che gestisce il 50% del commercio estero iraniano; Imam Khomeini Port e Mahshahr Port, collegati alla rete ferroviaria per petrolio e prodotti petrolchimici; Chabahar, l’unico porto oceanico. E il South Pars Field, il gigantesco giacimento gasiero condiviso con il Qatar, fulcro dell’energia iraniana.
Usa, ecco la mappa degli obiettivi strategici per colpire l'Iran: porti, raffinerie e impianti
Al centro del dibattito geopolitico c’è una mappa che circola nei think tank americani, prodotta dalla Fondazione per la Difesa delle Dem...






