Il monito dell'Iran agli Usa e al loro presidente Trump di evitare di unirsi alla campagna di bombardamenti di Israele è ormai vano. Restano le minacce di ritorsioni terribili. «Vendetta, vendetta» gridano ora i seguaci del regime. Eppure le opzioni di contrattacco sono limitate e piene di rischi secondo un'analisi del Guardian secondo cui funzionari iraniani hanno dichiarato espressamente che navi e basi militari statunitensi sarebbero state prese di mira, ma gran parte della capacità di deterrenza su cui avevano fatto affidamento è stata vanificata negli ultimi giorni dagli attacchi israeliani. Tali attacchi, tuttavia, si sono concentrati su lanciatori di missili balistici a lungo raggio.

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Mentre l'Iran dispone ancora di un formidabile arsenale di missili a corto raggio e droni. Per questo è cambiata la strategia della cerchia ristretta di Trump in merito al tipo di attacco “limitato e una tantum ai siti nucleari iraniani”. Nelle ultime settimane gli Stati Uniti hanno preso precauzioni, disperdendo la loro presenza navale nella regione e rafforzando le difese aeree, per cercare di rappresentare un bersaglio il più difficile possibile. Inoltre, Trump ha messo in guardia da un maggiore coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra di Israele qualora l'Iran tentasse di contrattaccare e, nei giorni scorsi, ha suggerito che uno degli obiettivi dei bombardieri statunitensi sarebbe la guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei.