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Tra le polemiche social su presunti favoritismi per l'italiano ieri allenamento al coperto in vista della sfida con Darderi
Una domenica strana a Melbourne. Dopo i bollori del giorno prima il termometro si abbassa di 15 gradi, e c'è pure un po' di fumo nell'aria che arriva dagli incendi scoppiati una cinquantina di chilometri più in là. Insomma: tutto un po' in tema, con quell'alternarsi di eventi di un'estate australiana che si sta adeguando agli umori di Jannik Sinner.
La paura è passata, e d'altronde ormai dobbiamo farci l'abitudine. Sarà il fisico, ma sarà anche la testa: durante le due settimane di uno Slam arriva sempre il momento dell'allarme Rosso, per fortuna rientrato. Resta come sempre la solita valanga social, del tipo che lo hanno voluto favorire, che il tennis è tutto falso, che gli Australian Open vogliono la finale contro Alcaraz. In realtà persino il povero e sfortunato Spizzirri ha stemperato il chiacchiericcio: "È stato buffo che il match sia stato fermato proprio quando ho fatto il break, ed è vero che io vengo dal Texas: per me non faceva così caldo. Una volta, per dire, ho giocato in Cina in un Challenger a 51 gradi. Detto questo, però, il regolamento è stato fatto per proteggere noi atleti: la stagione è lunga, è giusto che sia così".






