C’è qualcosa che non mi convince e anzi mi preoccupa nella campagna per il Sì al referendum sulla giustizia: è come se, tra gli amici favorevoli alla riforma, ci fosse la convinzione di una sorta di inevitabilità della vittoria alle urne del 22-23 marzo. Per carità, è vero che i sondaggi sono tutti positivi, ed è altrettanto vero che il clima presso l’opinione pubblica non è affatto favorevole ai magistrati-pasdaran, a quell’Anm che ha scelto di farsi contropotere politico gettando definitivamente la maschera. E fin qui, tutto bene per il Sì. E tuttavia i sondaggi sono una cosa diversa da una prova elettorale. Un conto è rispondere a una domanda al telefono stando comodamente seduti a casa («lei voterebbe sì o no?»: una sessantina di italiani su cento, al telefono, tende a rispondere sì); altro conto è mettersi il cappotto e uscire di casa quella domenica per depositare la propria scheda nell’urna referendaria.
Capezzone: amici del Sì, occhio alla campagna. La vittoria non è scontata, due errori da evitare
C’è qualcosa che non mi convince e anzi mi preoccupa nella campagna per il Sì al referendum sulla giustizia: è come se, tra...










