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Il critico d'arte racconta la grande mostra dedicata al pittore che dipinse Dio senza offendere l'intelligenza dell'uomo. La sua "Annunciazione" affrescata nel corridoio del dormitorio di San Marco è uno dei vertici assoluti dell'arte occidentale
San Marco è, e resta, l’ambiente naturale di Angelico. Lì Beato Angelico (1395 ca. -1455), ha vissuto, lavorato, pensato. Quei capolavori appartengono a quel luogo, a quella luce, a quel silenzio. Toglierli dalle celle del complesso domenicano significa snaturarli. Nel 2023 mi ero opposto all’idea di spostarli, temendo che, uscendo dal convento, perdessero parte della loro verità. Eppure oggi, dopo aver attraversato le sale della mostra di Palazzo Strozzi a Firenze - accompagnato dal competente amico Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione - e aver poi rivisto le opere provenienti da San Marco, riconosco che non si è trattato di un’operazione arbitraria. È stato un atto critico, necessario per ricomporre ciò che la storia aveva frammentato.






