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Sono poche, nella storia recente italiana, le vicende che hanno generato un’indignazione così ampia e condivisa come quella per la morte di Giulio Regeni, il ricercatore universitario rapito, torturato e ucciso mentre lavorava al Cairo, in Egitto.

Il 25 gennaio 2026 saranno dieci anni dal giorno della sua scomparsa. La nuova storia di Altre Indagini racconta quello che è successo in questo decennio, in cui si sono accumulate testimonianze, indizi e responsabilità, fino ad arrivare a individuare quattro agenti dei servizi segreti egiziani come principali imputati. Ciò che è apparso più evidente, fin dall’inizio, è stata la sistematica mancanza di collaborazione delle autorità egiziane, che ha di fatto reso impossibile un processo regolare.

L’Egitto è un paese con cui l’Italia intrattiene stretti rapporti economici e militari, ed è stato reinserito nel 2024 nella lista dei “paesi sicuri”. Nonostante questo, un cittadino italiano è stato sequestrato, torturato e ucciso dai servizi segreti locali: un trattamento efferato, che il regime egiziano riserva di solito ai propri oppositori interni, non a un ricercatore universitario di un paese europeo. E malgrado gli sforzi dei magistrati italiani, nessuno degli accusati è mai comparso davanti alla giustizia.