Il Sundance Film Festival chiude un’epoca. Quella andata in scena a Park City è stata l’ultima edizione nello Utah prima del trasloco a Boulder, in Colorado, previsto per il 2027. E non poteva che trasformarsi in un lungo, intenso commiato a Robert Redford, il suo fondatore, morto lo scorso settembre a 89 anni, l’uomo che nel 1978 inventò un luogo dove il cinema indipendente potesse nascere, rischiare, sbagliare e poi – spesso – conquistare il mondo.

Robert Redford e la rivoluzione del Sundance: “Il cinema indipendente per scardinare il sistema”

di Filippo Brunamonti

17 Settembre 2025

“Ci dispiace che questo sia l’ultimo, vedremo cosa il Colorado ha da offrire”, ha detto Judd Apatow presentando il suo documentario Paralyzed by Hope: The Maria Bamford Story. Una frase che riassume bene l’umore diffuso: curiosità per il futuro, ma anche malinconia per l’addio alle montagne che per oltre quarant’anni sono state “casa” per registi, attori e produttori. Sundance, che qui ha lanciato Quentin Tarantino con Reservoir Dogs nel 1992 e Ryan Coogler con Fruitvale Station nel 2013, arriva al bivio dopo anni difficili: la pandemia ha lasciato segni profondi nei conti e il Colorado ha convinto gli organizzatori con sgravi fiscali e incentivi economici.