RIETI - Perché Antonino Domenico Martinelli è stato lasciato solo nella stanza d'ospedale con il suo assassino? Perché un soggetto così pericoloso, già in passato protagonista di episodi drammatici, non era sorvegliato a vista? E perché era ricoverato a “Diagnosi e cura” e non in una residenza protetta, dove sarebbe dovuto essere trasferito? Tutte domande legittime, alla luce del profilo di Petrisor Vladut Gabriel, classe 2004, soggetto psichiatrico a forte rischio e più volte recidivo. Domande alle quali saranno ore chiamate a dare una risposta le due indagini parallele e complementari - una della Procura della Repubblica e l’altra della Asl - sul caso del 72enne Antonino Domenico Martinelli ucciso con la sponda del letto, azionata come una clava dal 21enne romeno sul suo corpo.
L’evidente e comprovata compromissione del suo quadro psichico lo avrebbe portato, nel tempo, ad altri episodi di crisi acute e momenti critici con improvvise fasi di acuzie seguite da una escalation di violenza e aggressività, spesso fuori controllo. La stessa violenza che - in un momento di scompenso – lo ha condotto, con inaudita ferocia, a uccidere Domenico Martinelli con ripetuti colpi alla testa, utilizzando come spranga, un asse divelto e rimosso da un letto della stanza del reparto dove era degente, insieme alla vittima.






