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Ultimo aggiornamento: 9:59

La Corte d’Appello di Milano condanna la società di handling di Malpensa Alha Airport: dovrà risarcire ai lavoratori il lavaggio degli indumenti da lavoro; circa 12 euro per ogni settimana effettiva di servizio. La pulizia delle divise doveva essere a carico dell’azienda, invece hanno dovuto provvedervi gli addetti, per questo hanno diritto a un rimborso. Ma subito dopo la pubblicazione del provvedimento, il sindacato di base Cub ha attaccato le sigle dei trasporti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, accusandole di aver sottoscritto accordi al ribasso rispetto a quanto stabilito dai giudici: “Firmano accordi con importi assolutamente irrisori e incongrui”, dicono.

L’intesa con i confederali, infatti, prevede un risarcimento che si ferma a 0,56 euro al giorno, quindi meno di tre euro alla settimana. Una cifra ben più bassa, accettata perché così sarà riconosciuta a tutti, non solo a quelli che hanno vinto il ricorso, evitando lunghe trafile giudiziarie. Circostanza che, secondo il Cub, non è sufficiente a giustificare un importo così tanto distante da quello venuto fuori dalle sentenze.

Ricapitolando: la Alha è una società che svolge a Malpensa le attività di terra, prima dei decolli e dopo gli atterraggi. In questo caso parliamo di addetti al carico e scarico merci. I lavoratori indossano divise che devono avere determinate caratteristiche per garantire la loro sicurezza: i tessuti devono proteggerli dal caldo in estate e dal freddo in inverno, i colori devono renderli visibili in pista per evitare incidenti. Per questa ragione, sul piano tecnico sono considerati dispositivi di protezione individuale (dpi), non semplici divise di riconoscimento.