Due giorni fa Elon Musk si è presentato a Davos una sorpresa. Nel corso di una lunga intervista con Larry Fink di BlackRock ha spiegato che SpaceX è una società fondamentale per il suo piano di «rendere l'umanità una specie multiplanetaria». Nelle stesse ore la startup aerospaziale ha iniziato a discutere con quattro istituti, Bank of America, Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley, per preparare la sua Ipo, che pur non essendo ancora certa, potrebbe essere la più grande della storia: si calcola che potrebbe avere un valore di 1.500 miliardi di dollari. SpaceX starebbe anche valutando i ruoli chiave nella futura società quotata, che potrebbe debuttare a Wall Street entro la prima metà dell'anno.
Ma quale sarebbe il motivo dietro alla scelta di Musk di quotare la startup, visto che per anni ha resistito a questa possibilità? In passato diversi manager del gruppo avevano ripetuto che SpaceX si sarebbe quotata solo dopo essere riuscita a mandare i suoi razzi su Marte. Ma ora, diversi analisti sostengono che Musk ha una nuova tentazione: portare i data center che garantiscono il funzionamento dell’Ia nello spazio. Un motivo in più per raccogliere capitali e usarli per questo progetto con due obiettivi: dare un vantaggio competitivo a xAI, la sua società di intelligenza artificiale, e battere il suo nemico Sam Altman, che nel 2025 avrebbe iniziato a valutare la possibilità di comprare una società per lanciare satelliti di OpenAI in orbita.










