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La replica alle accuse ucraine: "Così alimentano i partiti pro Mosca". Duro Tajani: "Ingeneroso, li sosteniamo"

Intervento europeista, da amico dell'Ue che parla chiaro? O da leader ingrato? Archiviato il Forum di Davos, restano gli strascichi delle parole del presidente ucraino; non gradite da larga parte delle cancellerie europee, che da quasi 4 anni attingono ai portafogli nazionali per finanziare Kiev, le sue difese, e con ingenti aiuti umanitari tuttora fondamentali per permettere a milioni di ucraini di sopravvivere al freddo e alla mancanza di elettricità causata dagli attacchi russi. Nel suo intervento, giovedì Zelensky ha espresso un giudizio severo, inatteso ma non dissimile dall'anno precedente, sulla capacità Ue di agire come soggetto unitario: "L'Europa sembra più una questione di storia, geografia e tradizione, non una grande potenza". Frasi che hanno innescato più d'un nervosismo, perché il rischio emerso nei corridoi di Bruxelles è che certe "uscite" possano alimentare partiti che, in vari Paesi, sono in pressing per tirare il freno agli aiuti militari e privilegiare investimenti in sanità, scuole, ammodernamenti casalinghi. E indebolire quelle leadership che continuano a puntellare il presidente e le sue difese.