Finisce con l’avvocato Mirko Mazzali che sfotte Giorgia Meloni: «Speriamo che questa sentenza piaccia anche alla presidente del Consiglio». Il riferimento è alla decisione presa poco prima dal tribunale per i minorenni di Milano, che con rito abbreviato ha scelto di sospendere il processo, optando per la strada della “messa alla prova”, per i due studenti di 17 anni - un ragazzo e una ragazza- arrestati lo scorso 22 settembre con l’accusa di resistenza aggravata e danneggiamento per gli scontri andati in scena alla stazione Centrale di Milano in occasione di un corteo pro-Pal.

Il riferimento alla premier non è casuale. La sera prima Meloni, dalle telecamere di Porta a Porta, aveva citato proprio la vicenda giudiziaria dei due adolescenti per criticare ancora una volta l’atteggiamento di una parte della magistratura: «Ieri il Tar della Lombardia ha deciso di annullare il provvedimento di Daspo urbano nei confronti dei manifestanti che avevano devastato la stazione di Milano. Come si fa a garantire la sicurezza così? Ci sono stati agenti che hanno rischiato la loro incolumità, ditemi voi se il loro lavoro non viene mortificato».

Parole che la presidente del Consiglio ha pronunciato nell’ambito di un ragionamento più ampio sulla sicurezza, ma che non possono essere separate dal dibattito sulle toghe in vista del referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo prossimi. Del resto analogo riferimento a parte della magistratura che vanifica il lavoro delle Forze dell’ordine Meloni l’aveva fatto nel corso della conferenza stampa di inizio anno, quando citando tre casi - il capotreno di Bologna ucciso, l’imam di Torino e un infanticidio- si era detta sconcertata del fatto che «governo, forze di polizia e magistratura» non lavorassero «nella stessa direzione».