È uno dei paradossi più tipici dell’estate australiana, soprattutto a Melbourne, la città più esposta ai venti che risalgono dall’Antartide: puoi aspettarti il caldo pieno e ritrovarti invece a dover combattere il freddo. È successo anche sulla Rod Laver Arena, dove l’Australian Open ha mostrato uno dei suoi volti, il meno auspicabile, con temperature basse e aria pungente, percepite chiaramente anche da chi era in tribuna. Un freddo reale, fuori stagione, che ha accompagnato l’ennesima dimostrazione di solidità di Jannik Sinner.
Il numero due del mondo ha superato James Duckworth in tre set, 6-1 6-4 6-2, con una partita gestita più di testa che di braccio. L’australiano, wild card di casa, ha provato a spingere e a caricarsi il pubblico sulle spalle, ma contro Sinner il confine tra iniziativa e rischio diventa rapidamente sottile. Jannik ha scelto una versione controllata del suo tennis, lasciando a tratti l’iniziativa all’avversario per poi chiudere i varchi con precisione, senza mai dare l’impressione di dover forzare.
A fine partita è stato lui stesso a sottolineare la particolarità delle condizioni: «Oggi era un po’ più freddo del solito, ma senza il vento dei campi esterni si giocava meglio». Una sensazione condivisa, anche perché Melbourne è pronta a cambiare di nuovo pelle: nei prossimi giorni il termometro tornerà a salire fino a sfiorare i 38 gradi (prossimo avversario l’americano Spizzirri). Dalla panchina non sono mancati i richiami all’intensità, anche nei momenti più tranquilli. È la filosofia del suo gruppo: non concedere nulla. «Ogni partita è difficile», ha spiegato Sinner.













