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23 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 13:26

“Rutte tira indietro Trump dall’orlo del baratro in Groenlandia“, titola un editoriale di Bloomberg di mercoledì, seguito da un contagioso entusiasmo che anche in Italia magnifica il segretario generale della Nato per aver convinto il presidente Usa a non invadere l’isola della Danimarca e a non dar seguito alla minaccia di imporre nuovi dazi ai Paesi Ue che nei giorni scorsi hanno spedito lì qualche decina di soldati, in via del tutto simbolica e per poi per giunta ritirarli. Tutto a posto, dunque? Trump è stato quietato e Copenaghen può dormire tranquilla? Uno sguardo appena più approfondito fa dubitare che che sia così.

“Sulla base di un incontro molto produttivo che ho avuto con il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, abbiamo definito il quadro di un futuro accordo sulla Groenlandia e, di fatto, sull’intera regione artica”, ha scritto il tycoon in un post su Truth. “Sulla base di questo accordo, non imporrò i dazi la cui entrata in vigore era prevista per il 1° febbraio”. Ma la storia del primo e dell’inizio di questo secondo ci hanno insegnato che quello che il presidente Usa fa e dice oggi domani già potrebbe non valere più, smentito da uno o più repentini dietrofront.