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23 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 10:43

Dopo sette partite giocate e ad una gara, decisiva, dalla fine, il bicchiere mezzo pieno è che delle sette compagini della Serie A impegnate nelle coppe, sei sono già sicure di andare avanti: Inter, Juventus e Atalanta in Champions, Roma e Bologna in Europa League, Fiorentina in conference; gli unici a rischio eliminazione immediata sono proprio i campioni d’Italia del Napoli, costretti a fare risultato col Chelsea. Il bicchiere mezzo vuoto, però, è che tutte sono qualificate soltanto ai playoff, con lo scenario di portare tra le migliori otto soltanto la Roma (che però dovrà vincere in Grecia col Panathinaikos, non scontato) e forse l’Atalanta, che già ha fatto un mezzo harakiri contro il Bilbao e avrà un’altra occasione in Belgio con l’Union Saint-Gilloise, ma comunque realisticamente rimane la meno attrezzata per fare strada.

Insomma, l’Europa è grande ma l’Italia piccola: la prospettiva concreta quest’anno è quella di non essere protagonisti nelle coppe. Ma riflettendoci non sarebbe nemmeno una sorpresa. Quello che è successo nelle ultime stagioni era stata l’anomalia. L’Inter di Simone Inzaghi non avrà vinto nulla, anzi, passerà alla storia per la peggior sconfitta di sempre in una finale, però ha fatto qualcosa di straordinario. E probabilmente il tempo gliene darà conto: oggi per un’italiana essere tra le migliori d’Europa, battere corazzate come Bayern Monaco e Barcellona – che hanno mezzi non paragonabili ai nostri, dentro e fuori dal campo – , è un’impresa quasi impossibile. Con Chivu, quest’anno, c’è stato semplicemente un ritorno alla normalità, ad un cammino ordinario, anche per colpa di un calendario particolarmente squilibrato: l’Inter ha vinto contro le avversarie più deboli (Kairat, Union SG, Slavia Praga e Ajax erano davvero abbordabili), e perso contro quelle più forti, anche per un pizzico di sfortuna (gol al 90’ a Madrid, rigore inesistente contro i Reds). Sta di fatto che, ridimensionati i nerazzurri, la Serie A è sparita dai piani alti. Anche perché l’Inter era e rimane comunque l’italiana più europea, la più equipaggiata e anche abituata psicologicamente al confronto continentale.