Scoperta dopo oltre 70 anni l'origine delle enigmatiche stelle vagabonde blu, così definite perché più luminose e quindi apparentemente più giovani rispetto alle loro vicine.
Lo studio del più vasto e completo campione mai assemblato, con più di 3.400 esemplari, dimostra infatti che sono il naturale prodotto dell’evoluzione di sistemi binari che riescono a vivere abbastanza a lungo.
Il risultato è pubblicato sulla rivista Nature Communications dal gruppo di ricerca guidato da Università di Bologna e Istituto Nazionale di Astrofisica.
Le vagabonde blu sono state scoperte nel 1953. Da allora si è acceso il dibattito sulla loro origine, animato da due ipotesi contrastanti: da un lato l’idea che le vagabonde blu potessero nascere da collisioni dirette tra due o più stelle, mentre dall’altro la possibilità che fossero l'esito dell'evoluzione di sistemi stellari binari.
Per risolvere l'enigma, i ricercatori hanno sfruttato i dati emersi da un’imponente campagna osservativa condotta con il telescopio spaziale Hubble, che ha permesso di analizzare nell'ultravioletto 48 ammassi stellari della Via Lattea. Grazie a queste osservazioni, è stato possibile compilare il più vasto e completo campione di vagabonde blu mai assemblato: più di 3.400 stelle.






