Per la prossima edizione di Sanremo non sarà la Rai a rispondere nel caso in cui un artista in gara dovesse fare pubblicità esplicita o occulta a un determinato brand attraverso la propria esibizione sul palco dell’Ariston. E in più, in caso di gesti compiuti o parole pronunciate «contrari ai principi del buon costume oppure in contrasto con la linea editoriale della Rai», la responsabilità ricadrà solo e soltanto sul cantante protagonista dell’episodio in questione.

Lo prevede l’ultimo accordo sui contributi alle case discografiche sottoscritto, a dicembre scorso, dai vertici di Viale Mazzini e dalle associazioni di categoria Fimi e Pmi, un «testo quadro» che fa da presupposto alle singole intese tra la Rai e le etichette dei 30 progetti musicali in gara quest’anno. Il tema è attualissimo: lo dicono le ultime edizioni del Festival della canzone italiana, in particolare quella del 2023 (era Amadeus) che costò alla Rai una multa Agcom per i selfie su Instagram di Chiara Ferragni e portò a un’indagine per devastazione, poi archiviata, nei confronti di Blanco che all’Ariston prese a calci le decorazioni floreali. Ma non solo: basti ricordare il caso delle scarpe di John Travolta (2024, ancora Amadeus sulla tolda di comando) e quello della collana di Tony Effe rimossa un attimo prima dell’esibizione (2025, primo anno del ritorno di Carlo Conti).