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In appello riconosciuto il reato più grave: pene fino a 5 anni e 4 mesi. Pugni e costole rotte a calci
Nove condanne per i pestaggi nel carcere fiorentino di Sollicciano. Calci e pugni, al punto da perforare un timpano e rompere due costole a due detenuti: per i giudici fu tortura. La corte d'appello di Firenze ha condannato con il rito abbreviato un'ispettrice della polizia penitenziaria e otto agenti a pene fino a cinque anni e quattro mesi, andando ben oltre a quelle inflitte in primo grado dove l'accusa di tortura era stata derubricata in quella di lesioni ed erano caduti gli episodi di falso e calunnia per coprire gli abusi.
Le imputazioni riguardano le violente aggressioni subite da un detenuto di origine marocchina e a un recluso italiano, avvenute a Sollicciano nel 2018 e nel 2020. La pena più alta è stata inflitta all'ispettrice Elena Viligiardi, considerata l'istigatrice delle torture e per questo condannata a 5 anni e 4 mesi. È anche nel suo ufficio che avvenivano i pestaggi, in risposta a contrasti maturati con gli agent per intemperanze di poco conto. Per questo nel gennaio del 2020, quando esplose l'inchiesta, l'ispettrice venne anche arrestata, insieme ad un agente e ad un assistente capo. Una delle vittime ha raccontato che lei rideva mentre gli agenti lo colpivano (per loro pene da 4 anni e 4 mesi a 3 anni e 4 mesi). Nella sua requisitoria, il pg Squillace Greco per convincere i giudici che il pestaggio subìto dal solo detenuto marocchino poteva configurarsi come tortura ha detto che "fu sottoposto ad un trattamento inumano e degradante". Mentre per l'altra aggressione, quella all'italiano, ha chiesto la condanna per lesioni.







