C’è un ragazzo di 28 anni, ha una faccia da attore, è alto due metri e tre centimetri e pesa 116 chili. Questo lo dico perché è un atleta, nel suo caso è dunque abbastanza rilevante. Non è un attore ma un rugbista, difatti. Gioca nella nazionale francese ed è un colosso, una colonna della sua squadra. La Francia il 5 febbraio prossimo giocherà contro l’Irlanda nel Sei Nazioni, il torneo di rugby più antico del mondo. Qualcosa come — per altri sport — un mondiale, e lui è stato convocato. Del resto: 34 presenze in Nazionale (il suo club è lo Stade Toulousain), sei mete. Ma non andrà, ha spiegato in un’intervista a L’Equipe, il più importante quotidiano sportivo del Paese. Gli dispiace molto, naturalmente, ma non andrà. Si chiama Thibaud Flament. Non può andare perché sua moglie Ethel soffre di endometriosi, spiega, e proprio in quella settimana i medici hanno fissato l’intervento di procreazione assistita. L’Intervista è un prodigio di chiarezza, limpidità, assenza di assurde metafore o giri di parole per non dire, per esempio, ciclo mestruale. Ne riporto un passaggio in sintesi: quando abbiamo avuto la diagnosi di endometriosi è iniziato un percorso di visite mediche, specialisti, pareri. “Presto abbiamo capito che non avremmo potuto avere figli senza una procreazione assistita. Non siamo noi a decidere quando possa farsi. È un timing basato sul ciclo mestruale, un protocollo che gli ruota attorno. A gennaio ci hanno comunicato che l’intervento sarebbe stato proprio nella settimana in cui giochiamo contro l’Irlanda. Anche se lo avessi saputo con molto anticipo, anche se avessi potuto prevederlo non avrei comunque potuto fare entrambe le cose. Dunque. Non giocherò contro l’Irlanda”. Perché, dice ancora, la fecondazione in vitro è un passaggio molto difficile. Una partita decisiva, ma della vita. È un “momento stressante che bisogna affrontare in due e io non voglio e non posso lasciarla da sola, in quei giorni. La squadra e l’allenatore hanno compreso perfettamente”.