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Ultimo aggiornamento: 19:40
Ed eccoli lì, sprezzanti d’ogni pericolo. Matteo Salvini e Maurizio Gasparri sorridenti accanto al “pericoloso” Sulaiman Hijazi, l’attivista palestinese finito nell’inchiesta della Procura di Genova sui fondi di Hannoun e da mesi usato da giornali e politici di destra come clava per accreditare l’affiliazione degli avversari a una presunta “rete islamista” a sostegno di Hamas. Una campagna denigratoria senza sosta: ancora oggi Il Giornale regala nuove perle, con l’ennesimo affondo contro “Giuseppe Conte l’islamista”. Che puntualmente Gasparri ha rilanciato sui suoi social, come si vede dall’immagine successiva.
La regola del gioco è semplice, ripetuta fino allo sfinimento: se compari in una foto con Hijazi, sei “amico di Hamas”. Se partecipi a un evento dove lui è presente, entri nella “rete italiana dei filo Hamas”. Se scatta un selfie, diventi una delle “quinte colonne”. Se non prendi le distanze, “non puoi non sapere”.
Con questa logica, prima di Conte, sono finiti nel tritacarne Stefania Ascari e Alessandro Di Battista, Angelo Bonelli, ma anche esponenti del Pd: tutti colpevoli di essersi fatti una foto o di aver partecipato a eventi pubblici con lui. È bastato un selfie alla Camera per trasformare Francesca Albanese in una complice politica. Titoli senza appello: “zona grigia”, “rete islamista”. Il perno narrativo è sempre lo stesso.







