Roma, 22 gen. (askanews) – Nella legge sulla violenza sessuale, ora all’esame del Senato, sparisce la formula secca del “consenso libero e attuale” senza il quale la Camera aveva stabilito che un rapporto sessuale diventasse reato. Un’espressione – salutata a Montecitorio come una svolta storica e frutto di un lavoro bipartisan tra maggioranza e opposizione – che oggi è stata riformulata in un modo, a sentire le opposizioni, “inaccettabile”.
Tutto avviene in commissione Giustizia, a Palazzo Madama, dove la presidente e senatrice della Lega Giulia Bongiorno propone, nel punto cruciale, questa versione: “La volontà contraria all’atto sessuale deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso”. Insomma, la parola “consenso” non c’è più e le opposizioni scattano in piedi a denunciare non solo il passo indietro, ma anche il “tradimento”. Anche le pene vengono distinte, cioè si riducono: da 4 a 10 anni per la violenza sessuale senza altre specificazioni. Nel testo uscito da Montecitorio, invece, erano dai 6 ai 12 anni che restano, invece, qualora il fatto sia commesso “mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa”.











