Roma, 22 gen. (askanews) – Il rapido potenziamento dell’aeronautica cinese sta mettendo in discussione la tradizionale superiorità aerea degli Stati uniti e dei loro alleati nell’Indo-Pacifico, creando una sfida di portata “potenzialmente rivoluzionaria”. È quanto emerge dal rapporto del Royal United Services Institute (Rusi) intitolato The Evolution of Russian and Chinese Air Power Threats, pubblicato questo mese, che analizza l’evoluzione delle capacità aeree di Pechino e Mosca dal 2020 a oggi.

Secondo lo studio, in cinque anni la Cina ha compiuto un salto qualitativo e quantitativo senza precedenti, producendo centinaia di caccia di quarta e quinta generazione, velivoli di supporto come piattaforme di allerta precoce e guerra elettronica, oltre a nuovi missili aria-aria e sistemi di difesa antiaerea a lungo raggio. Il documento sottolinea che nel 2025 l’aeronautica dell’Esercito popolare di liberazione rappresenta una minaccia “di livello completamente diverso” rispetto a quella di inizio decennio.

Il Rusi ricorda che nel 2020 la Cina disponeva di circa 50 caccia stealth J-20 e meno di cento J-16 avanzati. Oggi, secondo stime open source citate nel rapporto, sarebbero entrati in servizio circa 300 J-20 in almeno 13 reparti, con una produzione annuale che avrebbe raggiunto quota 120 esemplari, mentre i J-16 supererebbero le 400 unità. La tendenza, osservano gli analisti, punta a una forza composta entro il 2030 da circa mille J-20 e 900 J-16, accompagnati da centinaia di J-10C modernizzati.