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La Cina accelera sull’arsenale nucleare: nuovi silos, missili MIRV, sottomarini e bombardieri stealth rafforzano la triade. Pechino punta a sfidare la supremazia Usa e riequilibrare l’Indo-Pacifico

L’espansione delle capacità nucleari cinesi si configura come una delle trasformazioni più significative nello scenario militare contemporaneo, accompagnando un massiccio potenziamento delle forze convenzionali. Sotto la direttiva del presidente Xi Jinping, finalizzata a garantire la prontezza per un’eventuale azione militare su Taiwan entro il 2027, Pechino sta accelerando la crescita del suo arsenale nucleare su terra, mare e aria. Questa evoluzione suscita allarme nel comando strategico statunitense e tra gli esperti internazionali di controllo degli armamenti, che vedono mutare la deterrenza cinese in una capacità proiettiva in grado di sfidare gli Usa sulla triade nucleare.

Al centro della modernizzazione si colloca l'espansione senza precedenti delle infrastrutture missilistiche terrestri, con oltre 350 nuovi silos in costruzione e diverse basi destinate a sistemi mobili su strada. La forza missilistica di terra del People’s Liberation Army (PLA) si compone attualmente di circa 712 lanciatori, di cui 462 abilitati a veicolare armamenti capaci di colpire il territorio continentale statunitense. Il missile intercontinentale DF-41 rappresenta l’apice tecnologico, con un raggio operativo superiore a 12.000 km e la capacità di trasportare fino a dieci testate indipendentemente guidate (MIRV), aumentando esponenzialmente la resilienza e il potenziale distruttivo del sistema. Il DF-31AG, evoluzione del DF-31A, raggiunge 11.200 km di gittata e si avvale di un lanciatore fuoristrada che incrementa la mobilità e la sopravvivenza sul campo. Completa il quadro il DF-5C, il missile silo-based a propellente liquido con autonomia fino a 15.000 km e fino a dieci testate nucleari, capace di colpire obiettivi fortificati negli Stati Uniti. In ambito regionale, il missile a gittata intermedia DF-26, noto come Guam Killer, offre la possibilità di impiegare sia carichi convenzionali sia nucleari entro un raggio di 4.000 km, ampliando in modo significativo le opzioni strategiche di Pechino.