Milano, 22 gen. (askanews) – “Con la morte di Youssef, alla Spezia si è spezzato il cuore. Il dolore si trasforma in un trauma quando il rumore di un cuore che si infrange non viene ascoltato: ecco perché oggi tutta la nostra Città si ferma per ascoltare il silenzio che Youssef ha lasciato e condividere il dolore nell’addio della sua famiglia, dei suoi amici, della comunità scolastica, della comunità cristiana copta e di ciascuno di noi. Ascoltare il rumore di quel dolore, di quel silenzio e di quegli addii, anche il nostro, è oggi un dovere morale. È l’unico modo per non lasciare sola una famiglia e traumatizzata un’intera generazione di giovani spezzini, bambini e ragazzi, che da venerdì scorso si interrogano con paura e rabbia sul ‘perché'”. Lo ha detto il sindaco di La Spezia, Pierluigi Peracchini, nel giorno del funerale dello studente spezzino Youssef Abanoub Safwat Roushdi Zaki, accoltellato da un suo compagno il 16 gennaio scorso all’interno dell’Istituto tecnico “Einaudi-Chiodo”.

“Da padre, prima ancora che da Sindaco, è impensabile accompagnare il proprio figlio a scuola e non poterlo riabbracciare all’uscita. È inaccettabile che una vita possa essere spezzata senza alcun senso e che la violenza possa insinuarsi ovunque. Conoscevo Youssef: attraverso la comunità cristiana copta di cui faceva parte, per l’impegno dimostrato durante l’emergenza Covid a beneficio di tutta la città, ma anche per un incontro avvenuto anni fa sotto Palazzo Civico, quando mi chiese una fotografia insieme, poi condivisa sui social. Un’immagine che ho cercato e ritrovato nel giorno della sua scomparsa” ha proseguito il sindaco, aggiungendo che “esiste una sola risposta possibile a questo cuore spezzato, alla rabbia e alla paura di chi oggi si trova accanto a quel banco vuoto o a quella camera silenziosa: la giustizia”.