Sul Board per Gaza Giorgia Meloni prende tempo: ospite della puntata speciale per i 30 anni della trasmissione Porta a Porta, in onda ieri sera su Rai 1, la premier non chiude all’ingresso dell’Italia: «La posizione dell’Italia», spiega, «è di apertura: siamo disponibili e interessati. C’è per noi», precisa la Meloni, «un problema costituzionale perché dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi di incompatibilità con la nostra Costituzione, questo non ci consente di firmare sicuramente domani, però ci serve più tempo». C’è il rischio che questo board diventi una sorta di Onu privata? «È un dubbio che ho letto», risponde la premier, «credo che nessun organismo in generale possa sostituirsi alle Nazioni Unite. La presenza di Putin? In qualsiasi organismo multilaterale ci si siede al tavolo con persone distanti da noi», aggiunge la Meloni, «e ricordo che la Russia siede al G20 e alle Nazioni Unite».

Dopo le intemerate di Peppe Provenzano e Nicola Zingaretti, la stampa nostrana schiera il pezzo da novanta: l’intervista a giornali unificati (Repubblica e Corriere) al governatore dem della California, Gavin Newsom, che catechizza l’Europa contro il bullismo di Donald Trump: «È ora di reagire», incita sul quotidiano di via Solferino, «è ora di fare sul serio e smettere di essere complici». A stare «dritti e saldi», come chiede l’astro nascente della sinistra Usa, dovrebbe aiutarci Emmanuel Macron: Sandro Gozi, eurodeputato per il partito del presidente francese, invita a «seguire il suo esempio»; Repubblica racconta che «l’Eliseo guida la rivolta» contro l’imperialismo del tycoon; il Corriere gongola per la battuta sull’«occhio della tigre» di Macron, costretto a portare gli occhiali da top gun per un disturbo oculare.