Gli esperti la definiscono senza mezzi termini “la tempesta del secolo”. Per tre giorni il piccolo e chiuso mar Mediterraneo è come se si fosse trasformato nel grande e aperto Oceano Atlantico. Onde che sono arrivate, al largo della Sicilia, addirittura a 15 metri: palazzi d’acqua devastanti e ultra potenti che hanno contribuito a cancellare spiagge e devastare le coste. In 72 ore è caduta la pioggia, in certe aree del Sud, che in media arriva in sei mesi. “Mai vista una cosa così in vita mia. Fenomeni del genere si osservano una volta ogni 40 anni, ma adesso con la crisi del clima quando avvengono rischiano di essere molto più intensi. Dobbiamo essere pronti” racconta il meteorologo e ricercatore del Cnr-Lamma Giulio Betti.
I danni del ciclone Harry nel porticicolo dell'Arenella a Palermo
A lui abbiamo chiesto perché, la gigantesca perturbazione "Harry" che ha interessato Sicilia, Calabria e Sardegna, distruggendo lungomari, ristoranti, infrastrutture e allagando strade e cittadine, è un fenomeno che rimarrà nella storia.
Perché la definisce la “tempesta del secolo”?
“Perché osservando i dati, perlomeno per la Sicilia, è la tempesta del 21° secolo. Nel 2009 ci fu un episodio simile, ma non di questa portata, non ha precedenti. Mai vista in vita mia, o perlomeno in 25 anni di meteorologia, una cosa del genere: faccio fatica a ricordare un evento simile”.









