Ma la Groenlandia vale davvero tante battaglie? In questi giorni i quotidiani la dipingono come il nuovo Eden, dove basta bucare la terra per vedere sgorgare petrolio e le terre rare spuntano come funghi. Nella storia non è certo la prima volta che l’isola alimenta fantasie sulle sue immense ricchezze. Finora con risultati pessimi, dai vichinghi fino alle miniere odierne. Lo avrete probabilmente letto o intuito: “Groenlandia” significa terra verde. Il che è del tutto logico. Quando l’isola venne colonizzata nel decimo secolo il clima era diverso da oggi, come indicano sia la scienza sia le saghe norrene. Riguardo a queste ultime, tutto ruota attorno alla figura di Erik il Rosso, protagonista della “Saga groenlandese”.
Erik, personaggio a cavallo tra storia e leggenda, era un tipo sanguigno, non tollerava la costruzione di chiese nei pressi di casa sua e ha sul curriculum un paio di omicidi. Reato per cui, grazie alla legislazione islandese, se la cavò con una pena non certo esemplare: appena tre anni. Tre anni che peraltro non prevedevano reclusione, ma esilio, perché dalle sue parti non esistevano carceri e probabilmente a nessuno andava di mantenere un detenuto o costruire celle. Molto più comodo chiedergli di allontanarsi dalla comunità. Per questo il vichingo vermiglio si avventurò verso ovest, dove si dedicò all’esplorazione e alla ricerca di terra. E trovò la Groenlandia.













