"Il ruolo morale degli Stati Uniti d'America nell'affrontare il male nel mondo e nel costruire una pace giusta è ridotto a categorie partigiane che incoraggiano la polarizzazione e le politiche distruttive".
E' una denuncia inusuale per le modalità e per i toni quella di tre influenti cardinali statunitensi vicini a Leone immediatamente rilanciata anche dall'Osservatore romano, il quotidiano della Santa Sede.
L'arcivescovo di Chicago, la città da cui proviene Prevost, il card. Blaise Cupich, l'arcivescovo di Washington, il card. Robert McElroy, e l'arcivescovo di Newark, il card. Joseph William Tobin, tutti e tre presenti al conclave che ha eletto Leone, prendono posizione sulla politica estera americana dopo il blitz militare in Venezuela e le minacce alla Groenlandia. Lo spunto della dichiarazione congiunta (sulla quale non compare però la firma del presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, Paul Coakley ricevuto dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump appena il 12 gennaio scorso) è tratto dal discorso di inizio anno di papa Prevost al corpo diplomatico: Leone ha puntato il dito contro "il fervore bellico dilagante" e la guerra che sta tornando di "moda" facendo cedere il passo al multilateralismo.







