Avolte è soltanto una questione di coincidenze sfortunate, se i tempi di un processo si allungano a dismisura. Lo scorso lunedì mattina in aula è approdato un reato del 2017, nello specifico una falsa testimonianza, solo per essere nuovamente rinviato ad aprile, nonostante la prescrizione incomba (dovrebbe scattare a luglio).

Il primo inciampo

Per capire cosa sia successo nel frattempo bisogna partire da un primo inciampo, e cioè dal fatto che otto anni fa il fascicolo sparisce dagli uffici. Questo comporta che debba essere interamente ricostruito, operazione non così facile, che richiede un po’ di tempo. Abbastanza perché intanto si arrivi a ridosso di un evento che neppure i tribunali hanno potuto evitare, la pandemia. Siamo già nel 2020, e visto che l’imputato non è soggetta a restrizioni, il processo viene più volte rinviato, sospendendo sempre la prescrizione come prevedevano le regole per l’emergenza sanitaria.

Spariscono i testimoni

Passato il periodo difficile resta comunque molto da recuperare e così non è neppure strano che si arrivi all’anno scorso, quando il processo sembra destinato a ripartire di slancio, evitando la prescrizione. Il destino è però beffardo e al momento di tornare in aula si scopre che dai documenti depositati ne è sparito uno fondamentale, la lista di testimoni dell’accusa, il che spunterebbe di molto le possibilità del pubblico ministero (è successo lo stesso nel processo per le torture in carcere, ma con esito diverso). La quale, appena subentrata, questa settimana avrebbe dovuto ricorrere a un articolo dal codice di procedura penale, il 507, con cui il giudice può decidere di sentire testimoni anche non previsti se «assolutamente necessari».