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Ultimo aggiornamento: 21:15

Sul nuovo processo d’appello sulla tragedia dell’hotel Rigopiano (deciso dalla Cassazione poco meno di un anno fa) potrebbe calare la scure della prescrizione. A segnalarlo con forza è il procuratore generale di Perugia, Paolo Barlucchi, che ha richiamato la “problematicità del doppio termine di prescrizione” legato al complesso percorso giudiziario iniziato a Pescara e approdato in Umbria dopo la decisione della Suprema corte. Un rischio concreto, secondo l’avvocato Romolo Reboa, legale di alcuni familiari delle vittime: “Questo processo è arrivato a Perugia con grande ritardo: purtroppo le famiglie rischiano di pagare cara la tempistica e l’organizzazione del giudizio che si ebbe a Pescara, che criticai fortemente. Purtroppo, il tempo mi sta dando ragione”.

L’hotel Rigopiano di Farindola (Pescara) il 18 gennaio 2017 fu travolto e distrutto da una valanga poche ore dopo il terremoto che si registro in Centro Italia. L’indagine fu molto complessa: si indagò sulle responsabilità di Comune e provincia e Regione, sull’omessa pianificazione territoriale di una Legge del 1992 e la carta valanghe approntata in ritardo. Accertamenti sulla strada provinciale n.8 che non era stata liberata dalla neve impedendo agli ospiti dell’hotel, che avrebbero avuto la possibilità di lasciarlo dopo le scosse di terremoto, di andare via perché era rotta una turbina spazzaneve. Si indagò sull’allarme dato in ritardo e quello che era stato ignorato. Secondo gli ermellini sarebbe stato possibile prevenire il disastro. Le 29 vittime vittime erano ospiti della struttura e dipendenti, undici i superstiti tirati fuori dalla neve e dalle “macerie” della struttura dai soccorritori che lavorarono giorno e notte per salvare più persone possibile, mentre l’Italia teneva il fiato sospeso.