PADOVA - Zero dubbi su come sia morta Annabella, ma la Procura non vuole lasciare nulla al caso e quindi la vora per identificare il ragazzo che aveva chattato con lei ad agosto sul social Threads. Una conversazione che, guardata da fuori, può sembrare sospetta, così come i contenuti dello scambio tra la studentessa e l'interlocutore (nickname "iconicola"), nel frattempo sparito da tutti i profili social.
I carabinieri stanno lavorando su di lui da prima del ritrovamento di Annabella, ma per rintracciarlo bisogna coinvolgere Meta (l'impresa californiana che gestisce quasi tutti i social) e quindi attendere che dagli Stati Uniti collaborino. La richiesta è partita e finora dagli Usa nessuna risposta.
L'ipotesi che in qualche modo ci sia un collegamento con la scelta della 22enne di togliersi la vita è remota, tanto che attualmente la Procura non ha aperto nessun ulteriore fascicolo d'indagine. Allo stato dell'arte non ci sono nessi tra la fuga e il successivo suicidio di Annabella e quella chat, anche se a rileggerle (Threads è l'unico social della studentessa ancora aperto e accessibile) sale l'inquietudine.
In uno degli scambi del 10 agosto dello scorso anno Annabella scrive rispondendo a "iconicola": «Se crepo o mi succede qualcosa sappiamo di chi è la colpa, di un uomo che non sa accettare il rifiuto». E poi ancora: «Sei diventato il mio stalker. T'individuo subito e ti porto ai Cpr a braccetto». E lui: «Dicevi di non volerti zittire, ma io lo faccio per aiutarti». Parole che oggi suonano male e molto stonate e che la Procura non vuole sminuire o sottovalutare, considerato anche il clamore mediatico che la storia di Annabella ha suscitato.








