​VENEZIA - È cominciata dalla Quinta l’attività delle commissioni regionali nella dodicesima legislatura. Nella prima seduta presieduta da Manuela Lanzarin, presenti gli assessori Paola Roma e Gino Gerosa a cui la leghista ha passato le sue deleghe, Sociale e Sanità sono stati al centro della Relazione sociosanitaria del Veneto per l’edizione 2025 (ma relativa ai dati del 2024), illustrata dal direttore generale Massimo Annicchiarico insieme agli altri tecnici. Riduzione delle liste d’attesa, valorizzazione del personale e attuazione del Pnrr sono stati i capisaldi evidenziati dal dg fin dall’introduzione: «È grazie alla professionalità e alla dedizione dei professionisti che operano ogni giorno che il Servizio Socio Sanitario regionale continua a essere considerato come uno dei migliori in Italia sia nell’ambito del sistema di valutazioni del Ministero per la garanzia dell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea) sia da sistemi che misurano la performance di soggetti terzi». Ma in oltre 600 pagine di luci, non mancano le ombre, rimarcate in particolare da Alleanza Verdi Sinistra e dal Partito Democratico.

Rispetto al 2023, nel 2024 i posti-letto sono cresciuti da 11.436 a 11.502 nel pubblico (+0,58%) e da 3.186 a 3.237 nel privato (+1,60%). Elena Ostanel (Avs) ha però allargato il confronto anche agli anni precedenti, risalendo fino al pre-Covid. «Il dato che ne emerge – ha osservato – è allarmante: dal 2019 al 2024 i posti-letto pubblici si sono ridotti drasticamente. Al contrario, il numero nel privato registra un +7%, ma in area riabilitativa l’incremento è del 36% e in area chirurgica del +15%, a fronte di un forte calo della poco remunerativa area medica che scende del 28%». La vicepresidente Chiara Luisetto (Pd) ha aggiunto un elemento: «La costante avanzata del privato per il quale la Regione spende, si legge nero su bianco in relazione, il 16,5% delle risorse totali destinate alla sanità. Ma non finisce qui: il privato si avvantaggia inoltre della spesa di oltre 4 miliardi di euro che i cittadini veneti tirano fuori di tasca propria perché non trovano risposte nel pubblico».