Dal 21 al 31 gennaio, in Italia, una rete di associazioni e di realtà della diaspora ucraina prova a trasformare la solidarietà in un gesto pratico e misurabile: luce e calore. La campagna si chiama “SOS – Riscaldiamo l’Ucraina” ed è patrocinata dall’Ambasciata d’Ucraina in Italia. L’obiettivo dichiarato è raccogliere almeno 100 mila euro per l’acquisto e l’invio di generatori e accumulatori destinati alle zone più colpite dalla crisi energetica innescata dagli attacchi russi.

Non è una raccolta fondi generica, ma un’iniziativa che rivendica una filiera corta della solidarietà: le associazioni promotrici si occupano direttamente degli acquisti e delle consegne, promettendo trasparenza sui passaggi e sull’impiego delle risorse. In altre parole, chi dona non finanzia un’idea astratta di aiuto, ma un oggetto preciso — un generatore, una batteria, un dispositivo che produce elettricità — e un percorso tracciabile fino al luogo in cui verrà utilizzato.

La posta in gioco è elementare e, proprio per questo, drammatica. Senza corrente elettrica non funzionano le stufe, gli ospedali, le pompe dell’acqua, le linee di comunicazione. La crisi energetica, in Ucraina, non è solo una questione di comfort, ma di continuità della vita quotidiana: tenere accesa una luce in una scuola, garantire un riscaldamento minimo in un centro medico, permettere a un quartiere di non sprofondare nel buio per ore o giorni.