Un deal di valore modesto – appena 300 milioni di dollari – ma con un obiettivo decisamente ambizioso: creare «il maggiore produttore integrato di materiali a base di terre rare fuori dalla Cina». A definire il traguardo è Mark Chalmers, ceo di Energy Fuels, società Usa nata come produttore di uranio, che mercoledì 21 ha annunciato l’acquisizione mediante scambio azionario di Australian Strategic Materials (Asm), valutandola per l’appunto 300 milioni: quasi il doppio di quanto capitalizzava alla vigilia sul listino di Sydney (il titolo si è subito adeguato, chiudendo in rialzo del 119% sulla notizia).

Ciò che conta in ogni caso non è tanto il prezzo dell’acquisizione, quanto semmai gli investimenti – di importo ancora imprecisato – per lo sviluppo delle attività dopo la fusione, e la strategia che l’ha ispirata, che si inquadra nella cornice degli accordi tra Stati Uniti e Australia sottoscritti lo scorso ottobre, che impegnano i due partner a spendere almeno un miliardo di dollari a testa per creare catene di rifornimento di materiali critici indipendenti da Pechino.

Asm possiede un impianto di raffinazione di terre rare in Corea del Sud e ha pianificato di costruirne un altro negli Usa, che a questo punto sarà integrato con le attività di Energy Fuel, che ha già cominciato a produrre ossidi a White Mesa Mill nello Utah.