"Quella che sto vivendo è una vicenda dolorosa. Il mio passo indietro dal ruolo di membro del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali nasce da quello che chiamo 'senso dello Stato e delle istituzioni'.

Esiste un'autorevolezza, e un'autorevolezza percepita, esiste chi sei ed esiste come le persone ti vedono. Alcune inchieste giornalistiche e giudiziarie - di cui riconosco comunque il valore democratico - hanno al momento minato la mia autorevolezza percepita". Lo ha detto Guido Scorza a proposito delle sue dimissioni da componente del collegio del Garante per la protezione dei dati personali intervistato a Milano sul palco del Festival internazionale sull'intelligenza artificiale.

"Fino a quando questa (l'autorevolezza percepita, ndr) non sarà pienamente ristabilita, cosa che normalmente avviene solo dopo che i giudici hanno pronunciato l'ultima parola in quanto cacciatori sani di verità, c'era il rischio che rimanere nel mio ruolo avrebbe finito per compromettere anche l'autorevolezza percepita del Garante - ha spiegato - Amando profondamente quell'istituzione, non potevo permetterlo".

"Ammetto però il mio dispiacere: siamo nel 2026, si parla di intelligenza artificiale, di turismo spaziale e di grandi sfide - ha aggiunto - eppure questo Paese continua a dimostrarsi poco capace di distinguere la fase della ricerca della verità, sia giornalistica sia giudiziaria, dalla fase dell'accertamento della verità, tendendo troppo spesso ad anticipare la condanna".