«Dagli atti risultano una personalità non violenta, la positiva considerazione nel mondo civile, ottenuta attraverso gli anni trascorsi in Italia nel rispetto delle regole e della civile convivenza, l’attivazione per il dialogo e l’integrazione».
La Corte d’Appello di Torino respinge il ricorso sul trattenimento nel Cpr di Mohamed Shahin, l’imam di Torino finito al centro del dibattito pubblico nazionale dopo l’espulsione decisa dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, a seguito delle sue dichiarazioni durante un comizio pro Palestina il 9 ottobre scorso. Secondo i giudici non ci sono «concreti elementi per ritenere realmente sussistente la situazione di pericolosità, esposta nel provvedimento di trattenimento del questore, e quindi l’adeguatezza del trattenimento».
Il decreto di espulsione per la sicurezza dello Stato
Il ministro Piantedosi aveva firmato il decreto di espulsione nei confronti di Shahin per «motivi di sicurezza dello Stato» dopo le frasi dell’imam torinese sul 7 ottobre, giorno della strage di Hamas. Shahin, prendendo il microfono, aveva dichiarato durante il comizio di «essere d’accordo» con quanto accaduto, dichiarando che il 7 ottobre non poteva essere definito «violenza». Frasi che innescarono l’ira di una parte della politica, con la premier Giorgia Meloni in prima fila.






