Mohamed Shahin resta libero. La Cassazione ha respinto il ricorso della Avvocatura dello Stato contro la decisione con la quale la Corte di Appello di Torino, lo scorso gennaio, aveva annullato il trattenimento nel Cpr di Caltanissetta dell'imam della moschea di San Salvario.
Decreto di espulsione del ministro Piantedosi
Il religioso era destinatario di un decreto di espulsione, firmato dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, per motivi di «ordine pubblico e sicurezza dello Stato», a seguito delle sue dichiarazioni durante un comizio pro Palestina il 9 ottobre scorso. Shahin - assistito dagli avvocati Fairus Ahmed Jama e Gianluca Vitale - era stato prelevato da casa, portato in questura e poi recluso dal 24 novembre nel Cpr di Caltanissetta.
L’imam non è pericoloso
A decidere il suo rilascio sono stati i giudici della Corte d'appello di Torino, secondo cui non ci sono «concreti elementi per ritenere realmente sussistente la situazione di pericolosità, esposta nel provvedimento di trattenimento del questore, e quindi l'adeguatezza del trattenimento». Nelle 13 pagine, i giudici hanno ricordato che il procedimento relativo al discorso sul 7 ottobre, pronunciato in piazza, era stato archiviato. Hanno sottolineato il fatto che Shahin fosse incensurato e che nei suoi 20 anni in Italia ha dimostrato di essere «integrato e inserito nel tessuto sociale del Paese»: «Da tali nuovi documenti emerge la positiva considerazione del richiedente nella società civile come uomo di pace e di integrazione».






