È un fatto oggettivo che uno dei valori in gioco in questa campagna referendaria sulla giustizia è la credibilità della magistratura. Non è un dettaglio. Sei magistrati, come tutti gli altri cittadini, ovviamente hanno piena libertà di esprimersi, è comunque integro il dovere di farlo con un certo equilibrio dovuto al ruolo. L’esordio non è stato dei migliori, con il famoso tabellone luminoso del comitato emanazione dell’Anm in cui si allarma sul rischio (inesistente) di aggiogamento della magistratura alla politica qualora vincessero i sì.
Ecco però un’altra storia, proveniente da Genova, che sta suscitando dibattito. Qualche giorno fa, le testate locali danno conto di un evento per il No, organizzato presso il Circolo Pd Castelletto-Manin. Leggiamo su La Voce di Genova che «di fronte a una sala gremita si è svolto un confronto serio e di alto livello». Non c’è motivo di dubitare, vista la presenza di esponenti politici e giuristi. Solo che nel panel c’è un risvolto che sta suscitando polemica. A sollevarlo è il senatore di Fratelli d’Italia Salvo Sallemi, componente della Commissione Giustizia, che si è messo al computer e ha preparato un’interrogazione al Guardasigilli Carlo Nordio. «Quanto accaduto il 10 gennaio presso il Circolo Pd Castelletto-Manin di Genova, in cui si è svolto un evento dal titolo “La riforma Nordio - Perché è giusto dire No” con la partecipazione, in qualità di relatore, del dottor Giuseppe Longo, pubblico ministero presso il Tribunale di Genova è inaccettabile». Dunque, un Pm tra i relatori in un appuntamento tenuto nella sede locale di una forza politica. Il punto è questo.







