Il Collegio del Garante per la protezione dei dati personali esprime in una nota "piena fiducia nell'operato della magistratura, certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati".
Il Collegio - prosegue la nota - "conferma la volontà di proseguire il proprio lavoro a tutela della privacy e dei diritti fondamentali dei cittadini".
La svolta dai 'dipendenti-testimoni'
Dalle carte dell'indagine sul Garante della Privacy che vede coinvolto l'interno Collegio per le accuse di corruzione peculato, emerge che gli inquirenti hanno ascoltato una serie di testimoni, anonimi per "ragioni di tutela", che hanno raccontato cosa accadeva all'interno dell'Autorità.
In particolare alcuni testi hanno fatto mettere a verbale che "sebbene non si conoscessero le spese del Garante nel dettaglio - è detto nel decreto di perquisizione -, vi era comunque la sensazione diffusa di una gestione abbastanza disinvolta, anche derivante dalle informazioni di cui noi interni eravamo a conoscenza, come quella relativa al cospicuo numero di persone che generalmente vanno in missione all'estero per accompagnare i membri del Collegio (talvolta una decina tra interessati e accompagnatori, come nel caso del Giappone)". Un "viaggio molto chiacchierato all'interno del Garante - si legge in un verbale - tanto da essere stata diffusa la cifra totale di spesa, ammontante si dice a circa 70 mila euro".










