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Ultimo aggiornamento: 10:33
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha aperto un’istruttoria e potrebbe anche mandare gli ispettori alla Corte d’Appello di Torino perché al governo, come è noto, non è piaciuta la decisione di liberare Mohamed Shahin, l’imam di San Salvario. Lo dice lo stesso Nordio nella risposta a un’interrogazione di Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, e di alcuni suoi colleghi. Sarà depositata venerdì 23 ma il Fatto ha potuto leggerne il contenuto.
Il 47enne religioso egiziano, molto noto nel capoluogo piemontese, era stato colpito a fine novembre da un decreto di espulsione per motivi di sicurezza nazionale, a firma del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, per alcune frasi discutibili sugli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, pronunciate durante una manifestazione pubblica per Gaza: “Non è una violazione, non è una violenza”, aveva detto Shahin, precisando di non condividere gli eccidi di civili, ma mettendoli in relazione con la pluridecennale e illegale occupazione israeliana dei territori palestinesi. L’hanno rinchiuso nel Cpr di Caltanissetta, il più lontano possibile da casa sua e dai suoi legali. I giudici siciliani hanno dichiarato ineseguibile l’espulsione perché Shahin, se rimpatriato in Egitto, correrebbe gravi rischi, tant’è che gode della protezione internazionale in Italia. Intanto montavano le proteste per l’arresto, dall’intero centrosinistra alla Curia oltre al mondo più legato alla solidarietà con i palestinesi: Shahin si è fatto apprezzare nell’ottica dell’integrazione delle comunità musulmane, anche per aver distribuito a Torino la Costituzione italiana tradotta in arabo, e tutti sanno che non è affatto un islamista radicale.







