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L’ex pm di Milano Alfredo Robledo rievoca lo scontro con Bruti Liberati: "Mi minacciò"
"La magistratura oggi è alla fine di un percorso, non ha la forza di sollevarsi, siamo allo sfascio. Ma la soluzione di separare le carriere o di sorteggiare i membri del Csm non può risolvere il problema. Per questo voterò No al referendum".
L'ex pm milanese Alfredo Robledo è sorpreso dalla pubblicità che sui social viene data a una sua lettera all'allora Procuratore capo meneghino Manlio Minale datata 16 marzo 2010, nella quale Robledo svelava il peso delle correnti nelle nomine attraverso la "minaccia" del numero due della Procura Edmondo Bruti Liberati - che di lì a poco sarebbe diventato il capo - rispetto al modo in cui andava organizzato il suo lavoro di aggiunto per le inchieste su urbanistica e corruzione. "Ricordati che al Plenum sei stato nominato Aggiunto per un solo voto di scarto, e che questo è un voto di Magistratura democratica. Avrei potuto dire ad uno dei miei colleghi al Consiglio che Robledo mi rompeva i coglioni e di andare a fare la pipì al momento del voto, così sarebbe stata nominata la Gatto (Nunzia, ndr), che poi avremmo sbattuto all'Esecuzione". Eccolo, il metodo Md per decidere le carriere a tavolino a cui Robledo si è opposto e per cui, nel giro di pochi anni, è stato allontanato da Milano.






