VENEZIA - Vent’anni dopo Torino 2006, Marco Balich già stupisce. Mentre i più ricorrono all’intelligenza artificiale, il direttore creativo della cerimonia inaugurale di Milano Cortina punta sull’analogico. Dice che l’obiettivo è parlare alle nuove generazioni attraverso un linguaggio diverso rispetto al passato. Più diretto. E spiega: «La tecnologia non viene rifiutata, ma ridimensionata nel suo ruolo. Strumenti come il video, l’intelligenza artificiale o altri supporti tecnologici sono considerati mezzi utili, ma non il cuore dello spettacolo. L’idea alla base della cerimonia è quella di tornare a un linguaggio più “analogico”, fondato sulle emozioni primarie e sulla presenza fisica delle persone».

Collegato via Zoom con i giornalisti di tutto il mondo, in un’ora il veneziano Balich, anche se milanese d’adozione, spiega perché la cerimonia inaugurale della XXV Olimpiade invernale, in programma il 6 febbraio in contemporanea a San Siro e a Cortina d’Ampezzo, il cui tema dominante sarà “Armonia”, lascerà il segno: «La scelta creativa non è quella di puntare su effetti tecnologici spettacolari fine a se stessi. Al contrario, la cerimonia sarà guidata da un approccio essenziale e profondamente umano. Valori, emozioni, forza delle persone. Perché i momenti che restano impressi nel tempo non sono quelli legati alla tecnologia, ma quelli profondamente umani». E cita il leggendario pugile Muhammad Ali, quando nel 1996, già malato di Parkison, accese il calderone ai Giochi di Atlanta e il mondo si commosse, perché era il simbolo della lotta contro la malattia e i pregiudizi. «Non si ricordano dettagli tecnici come il numero di led, ma l’emozione generata da gesti e simboli condivisi».