TREVISO - Da un lato le denunce e, nei casi più gravi, gli arresti. Dall'altro l'attivazione di percorsi educativi e di supporto, curato dagli esperti dell'Usl, in cui coinvolgere, oltre ai ragazzini protagonisti di atti di bullismo e destinatari di ammonimenti e avvisi orali del questore, pure i loro genitori. È stato firmato ieri mattina dal questore Alessandra Simone, dal prefetto di Treviso Angelo Sidoti e dal direttore generale dell'Usl Francesco Benazzi il "protocollo anti disagio giovanile".

Nel caso di provvedimenti di natura amministrativa, come ammonimenti per bullismo, cyberbullismo, oppure Daspo e Dacur o altre misure di prevenzione adottate dal questore nei confronti minorenni, per loro e per le loro famiglie potranno essere adottati, su base volontaria, degli specifici percorsi educativi attraverso il Centro di Attività "Task Force educativa - 118" dell'Usl 2. L'obiettivo principale è quello di "promuovere un cambiamento della persona che ha commesso un reato nella direzione della salute, dell'inclusione sociale e del cambiamento" e favorire "l'assunzione di responsabilità" da parte dei ragazzi.

«Il protocollo vuole essere uno ulteriore strumento all'interno del sistema di prevenzione - ha detto il prefetto di Treviso Angelo Sidoti -, intrecciando le competenze di forze dell'ordine e operatori sanitari per riuscire a intercettare il disagio».