Dopo aver conquistato il Golden Globe (considerato l’anti-camera degli Oscar) come Miglior attore in un film commedia, Timothée Chalamet ha presentato alla stampa italiana “Marty Supreme” di Josh Safdie, dal 22 gennaio nelle sale. Il film è ispirato alla vera storia della leggenda del ping-pong Marty Reisman. Ambientato nella New York degli Anni 50, il film racconta di Marty, un giovane pieno di ambizione che fa il commesso in un negozio di scarpe, ma sogna di diventare campione mondiale di ping pong. La pellicola è un ritratto dell’ossessione per il successo, della fame – non sana – di diventare qualcuno e dell’essere disposti a tutto – anche mentire e truffare – pur di raggiungere i propri obiettivi.
“Recitare in ‘Marty Supreme’ mi ha ricordato l’ambizione degli inizi, – ha detto l’attore – quando non accettavo i ‘no’. Soprattutto nel mondo cinema, dove all’inizio solitamente ricevi moltissimi no e l’unica persona che crede in te sei tu. Marty non è di certo il personaggio più ammirevole, ma è quello che più somiglia a chi ero prima che la mia carriera prendesse il via”. Così
Il successo, però, ha un prezzo: “Dai 22 ai 26 anni ho vissuto come se mi avessero tirato via il tappeto da sotto i piedi”. L’esplosione di ‘Chiamami col tuo nome’, le nomination, l’attenzione globale: tutto insieme, tutto troppo in fretta. Oggi, a 30 anni, rivendica una nuova consapevolezza. “Sto vivendo in una specie di Truman Show, ma positivo. È tutto un sogno, ma resto lucido e cerco di spegnere il ‘rumore’ che c’è attorno a me”.










