Marty Supreme - il giovane aspirante campione di tennis tavolo con l’energia survoltata di Timothée Chalamet – ha travolto anche il pubblico italiano diventando un caso trasversale, capace di uscire dal recinto del cinema d’autore. 140 mila euro lunedì, un milione e 750 mila euro dal debutto lo scorso giovedì e nove candidature agli oscar, tra cui film, protagonista e il regista Josh Safdie, che gioca da solo dopo aver ridefinito, insieme al fratello Benny, un’idea di cinema fisico e ad alta pressione (Good Time, Diamanti grezzi).

Arriva al cinema "Marty Supreme", Chalamet da Oscar: la clip in anteprima

Mentre Josh girava Marty Supreme, Benny Safdie, in parallelo, ha diretto The Smashing Machine, il biopic sul wrestler Mark Kerr con Dwayne Johnson. Due traiettorie diverse ma speculari, entrambe ossessionate dal corpo, dalla performance, dal prezzo psicologico del successo.

(agf)

All’incontro con la stampa internazionale Safdie parte dalla bussola morale instabile che Marty è costretto a ridefinire lungo il suo viaggio: “Esiste un’idea oggettiva di morale, ma è inevitabilmente legata a ciò che conta per te in un preciso momento della tua vita e al modo in cui giudichi i sentimenti degli altri”. Il sogno che Marty insegue richiede una concentrazione assoluta, quasi dei paraocchi: “È estremamente intenso. È un sogno che nessuno rispetta. E proprio perché nessuno lo rispetta, questo rafforza la sua convinzione, lo indurisce e in un certo senso lo isola”.