TORINO. Un pezzo monumentale della storia di Torino cambia destino. La Curia Maxima, l’imponente complesso settecentesco che per secoli è stato il cuore pulsante del potere giudiziario e fiscale sabaudo, è ufficialmente in vendita. Il Comune di Torino lo ha inserito nel Piano delle Alienazioni 2025-2027, segnando l'inizio di un'operazione che promette di trasformare uno degli isolati più carichi di storia del centro città.
Curia Maxima: 17mila mq in pieno centro
Il palazzo, che si estende per oltre 17 mila metri quadrati tra via Corte d’Appello, via San Domenico e via delle Orfane, è attualmente occupato da uffici e assessorati comunali. L'obiettivo della Giunta è chiaro: liberare l’immobile entro il 2027 per consegnarlo al mercato privato. Ma c'è un nodo tecnico da sciogliere: la destinazione urbanistica. Attualmente classificato per “servizi pubblici”, il Comune sta studiando una variante verso la destinazione “Aspi”, una formula molto più flessibile che permetterebbe agli investitori di trasformare le antiche aule del Senato in hotel di lusso, residenze esclusive o spazi direzionali di pregio.
Juvarra e Alfieri, gli architetti dietro la Curia Maxima
La Curia Maxima non è un immobile qualunque. Fu voluta da Vittorio Amedeo II e progettata dal genio di Filippo Juvarra. I lavori, proseguiti sotto la direzione di Benedetto Alfieri, videro una spinta decisiva solo nel 1824 grazie a Re Carlo Felice, che ne affidò il completamento a Ignazio Michela. L'edificio è stato per oltre un secolo il terminale ultimo della legge: qui sedeva il Regio Senato, le cui sentenze erano inappellabili, e la Camera dei Conti, che sorvegliava le finanze dello Stato sabaudo fin dal 1577.







